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0-40

SenzaGlutine

Da dove si parte?
Innanzitutto dal titolo.
Se non siete pratici di tennis, vi spiego cosa vuol dire 0-40. Vuol dire che chi è al servizio è in una brutta, bruttissima, situazione, perché sta concedendo all’avversario tre palle break e sta rischiando seriamente di subire un break, significa perdere il servizio, perdere il gioco, rendersi vulnerabile e concedere un vantaggio non solo in termini di punteggio ma anche, e soprattutto, dal punto di vista psicologico.
Ecco, io, da mercoledì scorso sto servendo e sono 0-40.

Come ci si sente quando si è 0-40? Diciamo sotto pressione. L’ansia e la paura di sbagliare regalando quel punto al proprio avversario, la voglia di rimontare punto dopo punto e l’imprevedibilità di quanto sta per accadere: un misto di prospettive e inquietudini che solo il tennis può regalare.
Ma anche la vita reale, non scherza.

Io, da mercoledì scorso, aprendo una busta bianca, ho scoperto che sono 0-40.
In quella busta bianca appoggiata sul tavolo della cucina, ci sono gli esiti degli esami del sangue del sottoscritto: donatore di sangue, sportivo attivo, non fumatore, amante della buona cucina e del buon bere (senza mai esagerare), da appena tre mesi neoquarantenne.

Come era quel detto: la vita comincia a 40 anni? Diciamo che per me, ne inizia una nuova, un pelo più impervia della precedente.
Da mercoledì scorso, ho scoperto di essere celiaco. Soffro come tante altre persone (1 su 100 in Italia) di celiachia, una malattia sociale che non è curabile se non attraverso una dieta priva di glutine.
Niente di particolarmente grave, c’è di peggio. Molto peggio.
Ma come dicevo in precedenza, la mia nuova vita sarà un po’ più complicata della precedente.

Senza tanti preamboli ho iniziato a dirlo a parenti ed amici, perché avevo bisogno di un sostegno, una parola di conforto.
E qui si è aperto un vasto repertorio di luoghi comuni (grazie, li ho apprezzati lo stesso, nonostante il sorriso di circostanza), frasi per sentito dire (anche queste sono state ok…) tipo:“l’amica della sorella di mio cugino, che è celiaca” e che vive “benissimo”, “lo sai che anche Djokovic è celiaco?” (non è vero, ma va bene uguale per aumentare l’autostima).
Sfortunatamente ne so poco o niente e mi sto documentando piano piano, ma ci tengo a ringraziare tutti quelli che hanno avuto una parola di conforto per il sottoscritto.
Ora però, vi racconto come sto io.

Mercoledì notte ho dormito poco e male.
Avevo paura. Ho tuttora paura e credo sia normale.
Ho paura che nulla sarà come prima, che sarò un peso per la mia famiglia, una difficoltà continua, un problema.
Poi dopo qualche pensiero positivo, mi passa la ciucca triste, perché “é pieno di gente come te” (come era, già? Mal comune…), “Fanno tutto. Tranne il pane che fa ancora un po’ schifo.” e ancora “E vabbé ti berrai una birra senza glutine, che sarà mai?”.
Cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno. Ma l’altra metà, quella vuota, mi spaventa parecchio.
Adesso, a parte una bassa presenza di ferro nel mio sangue, tutto il resto è ok, nonostante io stia mangiando il glutine senza problemi.
Quindi cosa succederà?

Il bicchiere è di nuovo mezzo vuoto.
Peggiorerò? Non potrò mai e poi mai tornare indietro anche solo per una volta? Una volta sola?
E badate, non mangiare un panino o privarsi di una pasta o di una pizza, non è un problema. Non lo deve essere.
Non lo deve diventare.
Ma sentirsi dire “hai una malattia sociale” non è una cosa piacevole.
La cosa che mi fa più paura in assoluto è che per quaranta lunghi anni non ho avuto un solo sintomo e in tre giorni mi scopro improvvisamente malato.

Mi sento più debole e allo stesso tempo più forte.
Vado a momenti e spero di fare prima possibile questa benedetta gastroscopia.
Prima possibile per avere informazioni precise su cosa ne sarà del mio futuro.

Mi sento colpevole e ho paura che in futuro anche Francesco rischi di diventare quell’uno su cento. Non me lo potrei mai perdonare.
Mai.

Adesso navigo a vista. Vedo cose che prima non immaginavo nemmeno e come molti uomini (in senso di maschi) mi scopro vulnerabile e non mi piace nemmeno un po’.
Mi sento nudo e non è una bella sensazione.
E mentre sento l’odore del pane fresco appena sfornato dalla panetteria lungo la strada che porta all’ufficio, penso che se tutti dicono “Vedrai, cambierà poco o niente”, beh, lasciatemi il beneficio del dubbio, e riparliamone tra qualche mese.

Scusate se il post appartiene alla categoria tristezze, catastrofi e merde varie.
Ma questo è quello che sento. Ed è fottutamente, malinconicamente, senza glutine.

ilbradipoerrante

Di Torino, amante di calcio e sport, laureato in storia del Cinema, innamorato di Caterina e Francesco, sposato con il Toro. Se rinascessi vorrei la voleè di McEnroe e il cappotto di Bogart. Ché non si sa mai.

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