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Il mio vicino di casa è fascista

Lo so, come ritorno dopo mesi di assenza, parlarvi di un coglione non è il massimo.
Però i vicini di casa sono qualcosa che non ti puoi scegliere e questo credo non lo sceglierebbe nemmeno il più ottimista degli ottimisti, nemmeno il più serafico dei serafici: nemmeno Homer Simpson con il buon Ned Flanders si trova così a mal partito.
Lo so, averci il vicino di casa fascista, nel 2017 non è una roba normale, eppure io ce l’ho.
A dirla tutta non è proprio il mio dirimpettaio, bensì il figlio di una “dolcissima” signora anziana (si può dire anziana?) che quando mi trasferii mi fece sentire davvero benvoluto: come interpretare altrimenti la scelta di sparare ad altissimo volume Radio Padania alle 7 del mattino con il Va’ Pensiero che risuona nella tromba delle scale e dedicarmi tale meraviglioso momento?
Verdi e il Nabucco sono un omaggio straordinario ad un mezzo emiliano come me, solo che il sabato e la domenica dei primi due anni qui, nella San Salvario bene, furono un po’ complicati da gestire.

Quindi, cuore di mamma ospita il figlio oramai ultracinquantenne tutte le sere, per un pasto frugale a base di razzismo da quattro soldi, leghismi e bassezze che a Salvini gli fanno barba e capelli.
Poi verso le undici, undici e mezza, ognuno a nanna a casa propria, ché la sera non si può uscire perché fuori ci sono i Moru.

In realtà la “dolcissima” signora è una vedova impicciona sempre pronta a fare la sparata contro quelli che vengono da fuori perché “non siamo più padroni a casa nostra” e “Questi qua vengono a fare solo danni”: lo dovevo capire che la Lega e le fascinazioni di color verde erano solo una copertura.
Capita così che negli anni il mio rapporto di buon vicinato si sia evoluto in un “buongiorno-buonasera” che faccio fatica a gestire.

Sabato scorso, in via nizza c’è una ragazza con una bambina piccola che chiede l’elemosina e decido di dare un piccolo contributo in moneta.

Poca roba, non avevo molti spiccioli e le monete stanno ancora rotolando nel piccolo cestino quando, alle spalle, mi sento apostrofare: “Eh, certo…se continuiamo a dargli dei soldi…cioè, non è per niente, ma così non risolviamo la cosa.”
Mi giro ed è lui, il figlio della mia vicina.
Non la faccio lunga e non mi giustifico di certo: piove, fa freddino per essere maggio, non credo che siano fatti suoi e deraglio verso la vicina farmacia.
Lui entra con me e con nonchalance cambia argomento. (Ma ci torniamo dopo)

Cinquanta centesimi. Ho appena messo nel cestino di una ragazza credo maghrebina, cinquanta fottuti centesimi.
Non so a cosa potranno servirle e mentre esco dalla farmacia smoccolando e smadonnando per l’ingerenza precedente, ripenso ad un bell’argomento captato al volo sul pianerottolo di casa.
Vedete, il pianerottolo è un po’ la piazza dei comizi del simpatico duo.
La porta si apre e tra un saluto e l’altro, una raccomandazione e l’altra ecco che non farsi i cazzi degli altri diventa praticamente impossibile visto che le parole non sono dette a bassa voce per via della sordità incipiente di “mammà”.

“Eh mamma. Dobbiamo sostenerli anche se non sono fascisti veri. Sono fascisti di nuova generazione. E noi qualche soldino glielo dobbiamo dare. Sono bravi ragazzi. E poi lui in particolare…”
“Sì perché bisogna fare qualcosa. Una volta ce la dovevamo prendere con i terroni. Poi sono arrivati i marocchini e gli albanesi. Adesso questi qua…”
Un bel dialogo. Proprio una delizia.
Mi risuonano nella testa queste parole mentre ripenso a quei 50 centesimi.
Allora mi chiedo se non è il caso di far presente che sarà anche vero che la dicotomia destra/sinistra è andata perdendosi (solo che il problema è che non c’è più la sinistra ma la destra sta in gran forma e non è mai, guarda caso, una destra moderata) come molti dicono spostando l’attenzione sulla questione che “sono tutti uguali, tutti rubano alla stessa maniera.”

– Inciso
Fateci caso, quando qualcuno vi dice che destra e sinistra non esistono più e che tutti sono uguali, beh, state certi che quello almeno una volta nella sua vita ha votato a destra, ok? – fine inciso

Siamo sempre alle solite e se pensiamo che il fascismo, i fascismi, siano scomparsi, ecco che arriva Marine da una parte, Casettina dall’altra, Forzetta dall’altra ancora. Dove non ci arrivano manco questi, c’è sempre Salvini.
Lui dentro il letame ci sguazza e basta vedere il rastrellamento che è stato fatto a Milano in stazione centrale per capire che certe cose non passano mai di moda.

Ritorniamo indietro.
Il mio vicino di casa, anzi, il figlio della mia vicina di casa è fascista.
E’ anche un tifoso della squadra bianconera, quella che conoscete anche voi, ma questo è un problema secondario.
Il problema vero è che lui “che ha molte conoscenze”. 
“Perché vede, io ho parecchi amici all’interno. Anche nelle alte sfere. Io conosco quello, conosco l’altro, so questo so quello, vedrà…”
E via con dei discorsi disconnessi dalla realtà in cui vive: perché il problema è questo. La disconnessione dalla realtà.
Una realtà in cui gli altri non esistono, in cui il disprezzo è un ottimo sistema per vivere e la paura una compagnia che non ti lascia mai.
Tutto è un pericolo, tutto fa paura ma lui con i suoi capelli tinti di nero corvino, il baffetto sempre curato, il dopobarba da 2 euro al litro e un sacco di menzogne che si porta sempre dietro, ti mette in guardia: prima da quella ragazza e da quelle quattro monetine, poi da Belotti che per lui è più forte di tutti i centravanti di serie A: come se ci fosse bisogno di blandire me e le mie passioni (direi, visto che era sabato, le mie pulsioni, ma questo è un altro discorso), dopo aver condannato il mio piccolo gesto di aiuto verso quelle due persone.

Ci ho i vicini fascisti e il pianerottolo già piccolo, sta diventando sempre più piccolo e stretto.
Mi sono ripromesso una cosa, però, perché è vero che ignorare certe cose ti garantisce un modo piuttosto sereno di vivere, ma allo stesso tempo non si può tacere sempre soprattutto a fronte di enormi puttanate.
Esiste un momento per tacere, così come esiste un momento per parlare e questo sta per arrivare, lo sento.

ilbradipoerrante

Di Torino, amante di calcio e sport, laureato in storia del Cinema, innamorato di Caterina e Francesco, sposato con il Toro. Se rinascessi vorrei la voleè di McEnroe e il cappotto di Bogart. Ché non si sa mai.

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