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Tagged: Infância

La mustra* – Riflessione sul tempo che passa (e purtroppo non torna)

Per qualche vicissitudine di troppo, negli ultimi due mesi avrò portato al polso il mio orologio massimo tre o quattro giorni. Per uno come me abituato sin da piccolo a sapere sempre che ora era, direi che si tratta di una rivoluzione copernicana. Eppure è così. Forse perché sono circondato da apparecchi che restituiscono ore, minuti e secondi con la puntualità di un goal di Cristiano Ronaldo è così, il mio Breil regalo di diploma di mamma e papà, è diventato superfluo....

Infinite F.

C’è la tua agenda che mi guarda.Anzi, c’è la tua nuova agenda che mi guarda. Quella del vecchio anno, quella blu, è riposta gelosamente nel cassetto dei ricordi che sfoglieremo avidamente tra qualche anno.Su quella blu, io ho scritto per un bel po’. Un anno circa. Scrivevo di te, ancora nel pancione, scrivevo di quello che non vedevo.Scrivevo di quello che (ti, ci) accadeva fuori. Poi sei venuto al mondo. E io per un po’ ho continuato a scrivere.Scrivevo di come...

La patria è dove si vive felici*

[…]Sogno il mio paese infine dignitoso e un fiume con i pesci vivi a un’ora dalla casa di non sognare la Nuovissima Zelanda**[…] Lucio Battisti Sto rivedendo le mie idee. Non i miei ideali, sia chiaro. Quelli stanno belli incasinati in un mondo parallelo dove ci sono pace e democrazia, una spruzzata di sano realismo e un bel welfare di quelli con i controcoglioni. Peccato che i sogni muoiano all’alba e pertanto se avete sognato (come il sottoscritto) almeno una...

Il giorno della morte di Mohamed Timoumi

“Allora lei si ritiene innocente?”. Il commissario Roselli mi puntò in faccia il suo dito indice.  Io non riuscivo a dire altro che: “Non è stata colpa mia. Non è stata colpa mia.”. L’avrò ripetuto cento volte. Eppure, credetemi…non fu colpa mia. Mohamed Timoumi si gettò dall’ottavo piano di casa mia, davanti ai miei occhi e quelli del mio amico Michele. Indossava la maglia del Marocco, quella della nazionale, rossa, numero dieci, con la stella verde sul petto. Si gettò...

Andèr via dur cóme un tedàsch*

Pietra Ligure, 11 luglio 1982 Uno dei miei ricordi calcistici più belli. E il protagonista non fu solo Tardelli. Il protagonista fu mio padre.   Un passo indietro Mio padre è una persona mite. Tranquilla. Un discreto appassionato di calcio, pugilato, formula uno…ma in generale amante di tutto lo sport. Ama parlare dei suoi ricordi legati allo sport, al calcio o al pugilato, al limite delle Olimpiadi. Li condisce con elementi legati al clima (faceva un caldo pazzesco), legati alle...

Il mese più crudele

Mi ricordo gli anni passati.I mesi che scorrono in serie. I ricordi si susseguono.L’infanzia, la scuola, l’università, il lavoro.Io, tu e le rose. Io e l’allergia. Io e le epiche finali di coppa. Io e i (tanti) Giri d’Italia davanti alla televisione. Un mese terribile. Il mese più difficile.Come il Mortirolo scalato con una graziella.Scollinato maggio, tutto in discesa. Tutto più facile.Via verso il traguardo finale. Avvinghiato a chi ti vuole bene ritorni a casa stanco da giornate improbabili.La vita...

Braccia tese al cielo

La testa china sul tavolo verde. Le braccia conserte abbandonate a quel verde accecante. Stanco, distrutto. I segni della sconfitta sul viso: le lacrime ancora lì, sulle guance umide, a testimoniarlo. Dentro di te un senso di impotenza scaturito da una sconfitta devastante. Non ci si poteva appellare alla sfortuna. Non potesti far nulla perchè l’avversario era stato più forte. Non più fortunato. Semplicemente più forte. Su quel panno verde, le linee bianche ricalcavano i terribili fendenti che l’avversario aveva...